Prosecco Asolo DOCG un giorno fra le vigne

Oggi vi porto fra le vigne del Prosecco Asolo DOCG. in vigne particolari quelle della famiglia Ferraro dell’azienda Bele Casel. Ho chiesto a Luca se mi avvisava quando la vigna era in fioritura. Non la vigna in se ma i fiori di campo che vi aveva seminato. Sapevo che  da qualche anno aveva adottato questa pratica di seminare un mix di fiori di campo, avevo già visto la bellezza. Con la grande generosità che contraddistingue i vignaioli lui non mi ha solo avvisata, mi ha accompagnata in un esperienza. Luca mi ha fatta entrare nella sua storia, nella storia della sua famiglia, nella storia delle sue vigne.

Bele Casel

Bele Casel è una delle aziende delle Colline del Prosecco Asolo DOCG che è nata dai nonni. Nonni che avevano un piccolo appezzamento di terreno per produrre il vino per la famiglia. Il vino era il vino di casa, che si faceva nel vecchio modo, la fermentazione più importante avveniva in bottiglia. Senza grandi lieviti, grandi lavorazioni. Un vino semplice, che si beveva a tavola, in compagnia degli amici.

Bele Casel è nata nello stesso modo, non voglio raccontarvi molto, perché la loro storia la potete trovare nel loro sito, raccontata dai protagonisti. Vi racconto di Luca che ho conosciuto ben sei anni fa, grazie ai social network e al Colfondo. Luca l’ho conosciuto nel 2012 durante un evento dedicato al Colfondo, per scoprire poi che ha sposato la sorella di un mio compagno delle medie. Per dire quanto semplice è il mondo. DI lui mi ha sempre colpito il desiderio di parlare delle vigne e del vino, in modo semplice diretto, nel modo in cui tutti possano capire.

Il Colfondo

Il Colfondo è un vino figo, è un vino non per tutti, perché è uno di quei vini che o sai la sua storia o non ti piace. Il Colfondo è un Prosecco rifermentato in bottiglia, questa è la sua definizione. Ed è inutile che stia qui io a spiegarvi i processi enologici. Io il Colfondo lo bevo da sempre, il motivo ve lo spiego anche nel mio post del Prosecco DOCG. Il Colfondo è un vino per palati fini, per i curiosi, per chi ama l’avventura. È un vino per chi vuole capire e sapere prima che giudicare.

Prima di tutto per me il Colfondo è un vino sincero che però va raccontato da chi lo produce. Perché allora potrà dirvi con che uva l’ha fatto, che stagione c’è stata e da quale riva proviene. Potrà dirvi chi l’ha imbottigliato e quanto tempo fa, come aprirlo e come berlo. Perché tutte queste caratteristiche contraddistinguono il Colfondo da un altro vino. Lo rendono così audace e intrigante e anche un pò molesto.

Per approfondire vi invito a vedervi questo video datato 2012, ma credo sia molto esplicativo e sempre attuale, perché il Colfondo è così da sempre.

I fiori di campo

Ma torniamo al motivo della mia visita in vigna: fotografare i fiori di campo. Che io non sia una brava fotografa è chiaro. Ma questo non toglie nulla al mio desiderio di avventurarmi sino a Monfumo. Luca Mi accompagna sino alla vigna giovane, due anni di impianto. Glera e bianchetta in questa vigna giovane piantata in una riva che il mattino vede il sole scaldarla. Il tripdudio di colori è unico: giallo, lilla, rosso magenta, giallo paglierino, verde smeraldo, bianco latte, arancione brillante. Luca con i suoi scarponi da lavoro inizia a grandi falcate a camminare fra l’erba alta. Io lo seguo con le mie ginniche, un piede dolorante, in religioso silenzio. Mi scoccia quasi fare foto per la paura di disturbare.

Inizia a raccontarmi i fiori, chiamandoli per nome, facendomi sentire i profumi delle foglie strofinandole in mano. Mi invita ad addentrarmi in mezzo all’erba ancora bagnata dalla rugiada e a stare in silenzio per ascoltare. C’è un mondo qui che lavora! Un mondo fatto di piccoli insetti, api, coccinelle, piccoli grilli. Un ronzio lieve non fastidioso. Un ronzio che costruisce e protegge il mondo. Malva, margherita, senape, ruccola selvatica, oro, carote, verbena… Solo un piccolo elenco di ciò che si vede e sono onesta i nomi dei fiori li ho dimenticati.

Non riesco a ricordare i nomi, perché voglio catturare i profumi e i colori, voglio catturare le parole di Luca. Voglio imparare e capire.

bene casello fiori di campo

Perché seminare fiori di campo

Ho una domanda in serbo per Luca, ma attendo di salire in furgone per fargliela. Perché seminare fiori di campo? Nella mi testa credo questo abbia dei costi, ma voglio conoscerne i benefici. Luca mi dice che in verità il beneficio più importante ce l’ha il terreno. Ma soprattutto ci tiene al bilanciamento dell’eco sistema. Rimettere fiori antichi oramai persi, ripopolare l’ambiente con insetti che hanno il loro ruolo fondamentale nel ciclo ambientale. Questo è un processo lento, ci vogliono anni, ma è il processo di chi sceglie di fare coltivazione biologica come Bele Casel.

Il biologico Luca me lo spiega a modo suo: serve a conoscere le piante, il territorio, il terreno. Impari a conoscere il meteo, a stare in ansia, ma godere anche del lavorare in vigna. È un percorso della vigna e una scelta di vita del vignaiolo, che probabilmente vede il futuro non solo suo ma anche della sua famiglia lì.

fiori di campo in vigna

Nuove vigne

Luca dice che mi porta a vedere un nuovo impianto lì vicino. Nuove vigne nascono a Monfumo. Arriviamo scendo e vedo una riva fatta a V, cioè due rive una di fronte all’altra, molto estesa per la verità. Il terreno è tirato liscio, sempre in pendenza chiaramente. Non c’è ancora nulla di piantato. Qui gli sguardi dei vignaioli si fanno seri. Si vede il peso dei sogni e degli investimenti. Mi racconta che verrà piantato a giorni il nuovo vigneto. Io provo solamente ad immaginare come si può piantare un vigneto in un terreno così. Quante ore di lavora ci vogliano e che strumenti. Chiedo a Luca quanto costa piantare un vigneto qui. La sua risposta è la risposta di un padre di famiglia: molta fatica, molti sacrifici, molti soldi e un nuovo mutuo.

Non è triste, è serio. Non arrabbiato, è preoccupato. Conosce il rischio di impresa, ma conosce anche la potenzialità di queste colline. Sa bene cosa sta succedendo nel mondo del Prosecco, ma sa bene che che prodotto vuole proporre nel mercato. Il vignaiolo guarda oltre a questo terreno nudo, vede già il calice di vino.

la nuova vigna

Vecchie vigne

Avevo seguito attraverso i social il racconto dell’acquiisto della vecchia vigna di Monfumo. Sono onesta ero curiosa di vederle queste vecchie vigne.Ero molto più curiosa dopo aver studiato un pò meglio la viticoltura collinare. Grazie al blog tour durante la Primavera del Prosecco ho approfondito e ve ne racconto nel mio articolo dedicato.

Luca naturalmente mi accompagna anche qui, ci affacciamo su una riva oramai rigogliosa, ricca di vegetazione tipica del prosecco. Un panorama devo dire spettacolare, con i famosi ricami dei filari. Scendo sempre seguendo Luca, credo mi stia mettendo alla prova, volendo farmi capire la fatica. Lui parla sempre e solo della vigna. Ne parla con amore, apprensione e anche un pò di rigore. Mi indica i ceppi più vecchi, alcuni centenari, che immagino chissà cosa avranno visto negli anni. Mi indica anche le nuove piante e mi racconta dei suoi progetti per riqualificare le vecchie qualità d’uva.

Mi racconta delle piante di fico che venivano messe lungo i filari. Le radici dei fichi si diramano nel terreno creando una rete. Qui le frane sono possibili e i vecchi sapevano come proteggersi. Le piante sono in produzione, i grappoli cominciano a formarsi per prepararsi alla fioritura e sono belle come delle donne in attesa del loro figlio.

Questa vigna è meravigliosa, è una vigna ricca di storia e di fatica. È una vigna materna, come tutte le vigne delle colline che abbracciano e accolgono. Sono vigne coraggiose che salgono e scendono senza temere, si affacciano al vento, al sole, alla rugiada e alla pioggia. Sono vigne pretenziose, hanno bisogno di cura quotidiana, hanno bisogno di un vignaiolo che le ami.

Il Vignaiolo

Concludo il mio giro senza aver scritto appunti, ho tutto negli occhi e qualcosa nella macchina fotografica. Ho il racconto di Luca, ho il racconto del vignaiolo. Ho il suo tempo gratuito che ha speso per raccontarmi il suo lavoro. C’è l’assaporare la sua passione, la condivisione di punti di vista. La visione di una che è solo innamorata delle vigne e vuole conoscerle. Che non è una esperta di vino, ma un ottima bevitrice. E poi c’è la visione di chi la vigna la vive, la frequenta e ne ha fatto una ragione di vita. Chi l vino lo produce, lo racconta e lo porta oltre confine con eccellenti risultati.

A chi è appassionato di vino auguro di prendersi del tempo per andare in vigna insieme con un vignaiolo. Mettersi al suo passo in religioso silenzio e farsi raccontare la vigna.

luca ferraro bene casel

Come dite i fiori di campo? erano solo una scusa per vedere le vigne 😉

Grazie di cuore a Luca davvero.

Alla prossima vigna.

Monica

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